Terra, acqua, cielo. Questa è la Pianura Veronese. Questi sono gli elementi vitali di un territorio in cui la natura, da sempre signora incontrastata, ha modellato contorni e confini. Fermatevi a guardarla con attenzione. Anzi, osate oltre, provate a toccarla, ad annusarla, a viverla. Abbandonatevi al ritmo lento delle stagioni, come usavano fare i contadini di un tempo, pazienti e rispettosi. Solo così apprezzerete questo ambiente semplice, ordinato, discreto eppure maestoso, pregno di storia, di vicende fantastiche e di memorie che riemergono nei racconti degli anziani. Sono tutti lì, davanti a voi, i caratteri originari della nostra pianura. Pronti a disvelarsi allo sguardo del viaggiatore moderno.

La terra. Quella dei grandi spazi, dove l’occhio può seguire la linea sfumata dell’orizzonte che si perde, là, dove non arriva la vista. La terra degli appezzamenti coltivati, sinuosi, morbidi, geometrici, quasi intrecciati tra loro, uniti in un abbraccio voluttuoso. La terra nera e grassa che genera la vita e offre generosa i propri frutti a chi da millenni la coltiva con sudore e fatica.

L’acqua. Quella del grande fiume – l’Adige – che scorre da sempre, solenne e misterioso, sostentamento e minaccia di chi vi sta attorno. L’acqua che dà la vita, che sfiora gli alberi e accarezza dolcemente la campagna. L’acqua dei tanti corsi minori che solcano decisi e avvolgenti la pianura rendendola così fertile. Ma anche l’acqua che un tempo ormai lontano, quasi dimenticato, alimentava le paludi e con esse il pericolo della malaria, segni inequivocabili, pure questi, del regnare incontrastato della natura a volte crudele e matrigna.

E infine il cielo e l’orizzonte che non possono essere descritti. Vanno semplicemente ammirati. Scegliete voi quando, non importa. Potete guardarli d’estate, mentre il sole declina piano sul limitare del giorno dopo aver importunato nelle lunghe ore pomeridiane con i suoi dardi infuocati uomini e animali della campagna. Oppure guardateli d’inverno quando la nebbia densa e avvolgente cela ai vostri occhi ogni cosa e come un immenso sipario di vapore dissolve, quasi per una magia senza tempo, le vestigia antiche e moderne che punteggiano il paesaggio. La nebbia, signora dell’inverno, protegge i vecchi sentieri che un tempo furono percorsi da carri, corrieri postali, carrozze ed eserciti.
Quegli stessi sentieri, divenuti comode strade, oggi vi condurranno attraverso i grandi spazi coltivati e i lussureggianti paesaggi boschivi, modellati sui confini naturali dei numerosi corsi d’acqua. Vi porteranno alla scoperta dei profili incerti delle vecchie “case a corte”, delle torri colombaie ed infine vi sveleranno i maestosi lineamenti delle ville signorili, autentiche gemme preziose di un territorio straordinario.

 

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